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31/03/2020


Coronavirus, la lettera di un’infermiera a Conte: «Non li voglio i 100 euro. Il mio lavoro vale molto di più»

«Non bevo e non mangio perché ho paura – scrive Michela Venturi – che con un solo gesto sbagliato e fatto in un piccolo momento di distrazione, io possa infettarmi e di conseguenza infettare altre persone di questa nazione. E allora ogni tanto ho un calo di zuccheri e di pressione ma rimango comunque in piedi a fare il mio lavoro e non mollo» [...]


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Scritto da yuri 9 giorni fa

Se la signora ha tempo di scrivere una lettera kilometrica a Conte piena di piagnistei, vuol dire che non è poi tanto stressata. Conosco operatori sanitari di un Ospedale pubblico che, in tempi ordinari, sono capaci di discutere in gruppo dei fatti loro ( vacanze, mete preferite, partenze più adatte ) mentre io li ( le ) ascolto dal mio lettino dove mi stanno facendo una flebo e prelevando sangue ( 20 minuti circa ).
Tutti i lavori, compresi il mio, incorrono in circostanze eccezionali dove è richiesta fatica supplementare, rischio per la salute e turni massacranti. Naturalmente, come per l'infermiera in questione, i disagi per il lavoro straordinario, festivo, ecc. vengono regolarmente compensati secondo contratto. la scrivente fà solo il suo dovere e, per questo, gliene siamo grati. 100 euro in un mese, a titolo di ringraziamento extracontrattuale non saranno tanti, ma rappresentano un pensiero gratuito da parte di tutti gli italiani. Sputarci sopra è come sputare su tanti pensionati che, dopo aver lavorato una vita in mestieri anche più pesanti e rischiosi del suo per uno stipendio simile al suo, si sono visti togliere, per sempre, anche quella piccola rivalutazione del costo della vita che gli avrebbe permesso di arrivare all'appuntamento col Coronavirus in condizioni di minima dignità. Cara signora, faccia il suo lavoro senza lamentarsi, se vuole, altrimenti c'è mia figlia disoccupata pronta a sostituirla anche per molto meno,

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