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02/10/2022



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Scritto da Maximo il 25/08/2022

Nell’ultimo anno l’inflazione è tornata ad essere la grande (e poco amichevole) protagonista nei problemi del mondo. La corsa dei prezzi ha raggiunto livelli shock. Basti pensare che a giugno l’indice dei prezzi al consumo Usa è schizzato al 9,1%, il massimo dal 1981. Non va meglio alla Eurozona, dove la corsa dei prezzi ha raggiunto il primato storico (8,9%), e si prevede che possa salire fino alla doppia cifra in autunno.

Tutto questo sta mettendo sotto pressione le banche centrali, che da una parte devono combattere l'ascesa dei prezzi, ma dall'altra devono evitare la recessione o quanto meno renderla meno pesante possibile.

La FED ha spianato la strada con una serie di strette che sono diventate più vigorose nei mesi. Questo ha fatto schizzare il dollaro. Il cambio EURUSD ha infatti toccato prima la parità, poi è addirittura sceso al di sotto, come non accadeva da quando è stata introdotta la valuta unica. Peraltro gli [indicatori che anticipano il trend] evidenziano altre prese di forza dell'USD.


Ma anche la BCE si è dovuta adeguare, anche se le sue strette sono meno vigorose di quelle della banca centrale statunitense.

Nel frattempo anche altre grandi banche centrali stanno alzando il costo del denaro, con l'eccezione della Bank of Japan, che continua il suo atteggiamento molto accomodante. In questo modo sta indebolendo lo Yen, che sta perdendo sempre più quota rispetto al dollaro USD (il cambio UsdJpy è sopra la [media mobile 200 periodi EMA200]).
Intanto è giunto il momento del classico appuntamento dei banchieri centrali, al simposio di Jackson Hole.

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